Le ferite innescano la progressione invasiva del carcinoma basocellulare umano – Wounding triggers invasive progression in human basal cell carcinoma

BIOPSIE, CHIRURGIA E RECIDIVE: uno studio sul carcinoma basocellulare (BCC)
Punto di partenza: il carcinoma basocellulare (BCC), il tumore umano più diffuso, può trasformarsi da una forma nodulare (poco aggressiva) a una infiltrativa (altamente invasiva). Questa progressione non è causata da nuove mutazioni del DNA, ma da una riprogrammazione trascrizionale delle cellule. Cosa realmente succede? Qualcosa può scatenare questa riprogrammazione?

I ricercatori hanno scoperto che l’invasività del tumore è guidata da un programma genetico specifico strettamente legato alla naturale risposta del corpo alle ferite. Un trauma fisico, come una biopsia, può attivare questo programma e indurre le cellule tumorali a passare da uno stato non invasivo a uno invasivo in soli sette giorni. Mentre in una ferita normale il processo di guarigione si arresta a riparazione avvenuta, nel BCC il meccanismo continua indefinitamente, alimentando la progressione del cancro. Un trauma chirurgico non colpisce solo le cellule cancerose, ma determina cambiamenti anche l’ambiente tumorale. Dopo una ferita, i fibroblasti associati al cancro cambiano funzione, diventando simili a quelle presenti nei tumori resistenti ai farmaci. Questo microambiente modificato aiuta le cellule tumorali residue a diventare più forti e difficili da trattare, promuove l’invasività.

La scoperta solleva dubbi cruciali sulle procedure mediche standard. Un atto chirurgico, di cui la biopsia è un esempio, stimola l’aggressività delle cellule tumorali residue. Questo spiega perché le recidive sono spesso più violente del tumore originale e può spiegare le discrepanza diagnostiche tra la biopsia iniziale e l’intervento finale dovute proprio ai cambiamenti indotti dal primo prelievo.

Quindi la trasformazione dei tumori in forme più aggressive NON E’ CAUSATA DA NUOVE MUTAZIONI DEL DNA, MA DA UNA RIPROGRAMMAZIONE TRASCRIZIONALE delle cellule, a sua volta causata, nel caso di questo studio, da un trauma di tipo chirurgico.

ARGOMENTO: protocolli oncologici
SEZIONE: altre letture
AUTORE: Yerly et al.
DATA: 2024
RIVISTA: bioRxiv 2024.05.31.596823
ACCESSO LIBERO: si
DOI/URL: https://doi.org/10.1101/2024.05.31.596823
BLOG: https://www.metododibellaevidenzescientifiche.com/2026/02/23/yerly-et-al-2024/
PANORAMICA AUDIO-VIDEO (in collaborazione con la IA): https://youtu.be/pgPKlWPvc5A
PRESENTAZIONE (in collaborazione con la IA): https://youtu.be/qkClh6z4TaY
Parole chiave: carcinoma basocellulare (BCC), invasione tumorale, progressione del cancro, eterogeneità delle cellule tumorali, risposta alla guarigione delle ferite, ulcerazione tumorale, trascrittomica a singola cellula, programmi di espressione genica, geneNMF.
TRADUZIONE: l’articolo è stato tradotto in tutte le sue parti. Le sezioni Materiali e Metodo e Risultati sono state semplificate e presentate per punti chiave.

Punti di interesse: Introduzione. Il carcinoma basocellulare (BCC) è il tumore più comune nell’uomo e presenta una grande variabilità nella sua forma, spaziando da modelli nodulari (meno aggressivi) a modelli infiltrativi. Il passaggio dalla forma nodulare a quella infiltrativa segna un aumento significativo dell’invasività e della resistenza alle terapie standard. Poiché gli studi non hanno riscontrato mutazioni genetiche specifiche che distinguano le forme infiltrative, si ipotizza che la progressione sia guidata da cambiamenti trascrizionali (ovvero nel modo in cui i geni vengono “letti” dalla cellula) piuttosto che da nuove mutazioni del DNA. Ricerche precedenti degli stessi autori hanno dimostrato che questa trasformazione è un fenomeno rapidamente inducibile. L’obiettivo dello studio è analizzare l’eterogeneità delle cellule tumorali per capire cosa guidi l’invasione. I ricercatori hanno identificato in un programma genetico legato alla risposta alle ferite la caratteristica più distintiva delle cellule invasive, decidendo quindi di indagare l’impatto dei traumi fisici sulla progressione del BCC.

Metodologia. I ricercatori hanno preso i campioni di tumore e li hanno ridotti in singole cellule vive utilizzando enzimi (collagenasi e tripsina), seleziona solo le cellule sane e vitali e tra queste successivamente hanno selezionato le cellule tumorali. Per ogni cellula hanno identificato quali geni, o gruppi di geni (programmi) erano attivati e dove. Hanno analizzato le interazioni tra cellule tumorali e tra queste e altre tipi cellulari. come le cellule tumorali cambiano man mano che ci si avvicina al sito della ferita (biopsia). Hanno creato un punteggio (NI) che va da -1 a +1. Più il numero è alto, più il tumore è aggressivo e capace di invadere i tessuti vicini.

Risultati e Discussione. I risultati dello studio sono:

  • Trasformazione indotta dal trauma: Lo studio dimostra che una ferita fisica (come quella causata da una biopsia) innesca nelle cellule del BCC un cambiamento genetico rapido, che le trasforma da uno stato non invasivo a uno invasivo in una sola settimana.
  • I ricercatori hanno identificato 7 “meta-programmi” (MP) genetici che spiegano come si comporta il tumore e ne determinano l’invasività. Il programma MP7, legato alla risposta del corpo alle ferite, è il principale responsabile della trasformazione del tumore da una forma “indolente” (nodulare) a una forma “aggressiva” (infiltrativa). Al contrario, il programma MP2 è associato alla crescita nodulare più ordinata.
  • I programmi genetici associati al BCC invasivo sono organizzati nello spazio. I programmi genetici non si attivano a caso, ma seguono un ordine spaziale preciso. Nelle zone invasive, le cellule che attivano il programma di “ferita” (MP7) si posizionano sul bordo esterno del tumore, a contatto con il tessuto sano. Subito dietro di loro si trovano le cellule che attivano il programma di “differenziazione” (MP3). Questa struttura coordinata è tipica solo delle aree del tumore che stanno attivamente invadendo i tessuti.
  • I tumori di BCC ulcerati mostrano caratteristiche invasive. L’ulcerazione è una ferita che si forma spontaneamente sulla superficie del tumore. Lo studio ha dimostrato che le aree ulcerate, anche in tumori che sembrano poco aggressivi, mostrano in realtà una maggiore complessità e invasività.
  • Le ferite al tumore scatenano la progressione invasiva nel BCC umano. Attraverso un esperimento su pazienti, i ricercatori hanno confrontato il tumore prima e una settimana dopo una biopsia (che crea una ferita artificiale). I risultati hanno confermato che la biopsia induce localmente un cambiamento drastico: in soli sette giorni, le cellule tumorali nel sito della ferita passano da uno stato nodulare a uno infiltrativo e invasivo, attivando il programma genetico MP7. Ciò prova che il trauma fisico può spingere il tumore a progredire.
  • Riprogrammazione dell’ambiente circostante. Le ferite inducono uno stato dei fibroblasti tipico del BCC invasivo e avanzato. La ferita non cambia solo le cellule tumorali, ma riprogramma anche l’ambiente circostante. Dopo una biopsia, i fibroblasti aumentano e cambiano funzione, diventando simili a quelli che si trovano nei tumori resistenti ai farmaci o in forme di cancro molto più aggressive. Questo suggerisce che le ferite create dalle procedure mediche potrebbero, in alcuni casi, aiutare le cellule tumorali residue a diventare più forti e resistenti.
  • Mancata autolimitazione. A differenza di una ferita normale, dove il processo di guarigione si ferma una volta riparato il danno, nel cancro questo meccanismo non si arresta, portando a una progressione continua alimentata dall’infiammazione.

Implicazioni cliniche e rischi. Lo studio ha dimostrato che la ferita, come quella causata dal prelievo bioptico, nei pazienti con BCC innesca un cambiamento trascrizionale nelle cellule tumorali, che passano da uno stato non invasivo a uno invasivo. Dopo un intervento chirurgico, in prossimità della ferita, le cellule tumorali e i fibroblasti associati al cancro (CAF) mostrano un forte pattern di riprogrammazione trascrizionale caratteristico del BCC infiltrativo ad alto rischio e del BCC avanzato, nonché dei carcinomi squamocellulari cutanei. Cellule tumorali e ambiente tumorale cambiano assumendo caratteristiche tipiche dell’invasività.

I risultati sollevano interrogativi sul bilancio rischi-benefici di procedure comuni come biopsie, chirurgia o radioterapia. Poiché queste azioni causano ferite, potrebbero stimolare la progressione delle cellule tumorali residue. Questo può spiegare perché le recidive sono spesso più aggressive del tumore iniziale e perché esiste spesso una discrepanza tra la gravità rilevata in una piccola biopsia e quella riscontrata nell’intervento finale. Le ferite non solo determinano cambiamenti nelle cellule tumorali ma anche nell’ambiente tumorale stesso. I CAF sono una componente critica della risposta tumorale alle ferite, caratterizzata da proprietà di rimodellamento della matrice extracellulare (ECM) legate alla resistenza.

Se le terapie che inducono ferite contribuiscano alla resistenza delle cellule tumorali residue alle linee di trattamento successive, come suggerito dai questi risultati e da precedenti studi clinici, è evidente la necessità di ulteriori strategie terapeutiche per superare la resistenza cumulativa nel cancro. Gli autori suggeriscono che comprendere meglio come guariscono le ferite possa portare all’identificazione di nuovi bersagli terapeutici per bloccare la capacità del cancro di diffondersi.


File pdf della traduzione semplificate di Yerly et al. (2024) ” Le ferite innescano la progressione invasiva del carcinoma basocellulare umano – Wounding triggers invasive progression in human basal cell carcinoma”. bioRxiv 2024 . 05 . 31 . 596823

Commenti disattivati